Testimonianze

In questa pagina abbiamo raccolto alcune testimonianze di storie legate al CDAV.
Tutti i nomi sono di fantasia per tutelare la privacy.

Anna, una ragazza normale

Scrive Anna, 27 anni "Sono una normalissima ragazza come tante. Una ragazza che fino a qualche tempo fa aveva un lavoro, una casa e un ragazzo... e che una volta rimasta incinta si è trovata senza lavoro e di conseguenza senza una casa e con un ragazzo che non sentendosi "padre" si è allontanato!
Tramite gli enti competenti, sono arrivata qui a "Casa Gabriella" con il mio angioletto che all'epoca aveva 15 giorni. Ora ha quattro mesi ed è sereno e felice.
In questi quattro mesi, qui ho trovato comprensione, consigli, esperienza e delle persone come le suore, le volontarie e le educatrici, che giorno per giorno ti sostengono e ti aiutano a crescere il tuo bambino con semplicità, proprio come una grande famiglia.

Qui ho anche fatto amicizia con delle altre mamme italiane e straniere, con cui mi sono confrontata: ragazze che hanno vissuto più o meno la mia stessa esperienza. Ora posso confermare che, nonostante tutto, la scelta di avere il mio bambino sia stata la più giusta. Se il mio cucciolo ed io siamo così sereni e felici lo devo soprattutto al Centro Aiuto Vita, che ci ha saputo dare sostegno e amore, quell’amore di cui avevo e ho bisogno!

E colgo l’occasione per dire a chi può avere qualche dubbio nel proseguire la gravidanza di non avere paura a chiedere aiuto perché c’è chi te lo può offrire. Voglio dire anche a queste mamme che la prima volta in cui ho visto il mio bambino, nella prima ecografia – non aveva ancora tre mesi – e ho sentito battere il suo cuore, non ho avuto più dubbi: era già vita!"

Il viaggio della speranza

Una giovane coppia moldava si trasferisce prima in Germania e poi Italia per trovare lavoro. Nel loro Paese la situazione è di miseria e di fame.
La speranza di trovare una sistemazione stabile si dilegua.
Grazia e il marito versano in stato di povertà. Proprio in questo momento, Grazia si accorge di aspettare un bambino.
La coppia vive con altre persone in una casa diroccata e abbandonata, senza pareti né riscaldamento.
Grazia si rivolge alla Caritas che l’accompagna al Centro Diocesano Aiuto Vita. Qui viene accolta con grande disponibilità e sistemata in una casa di prima accoglienza fino a dopo il parto.
Le viene assegnato un appartamento, chiamato di seconda accoglienza, in cui Grazia inizia il suo percorso graduale di autonomia.
Ora Grazia ha trovato un lavoro e il suo bimbo è accudito durante il giorno al Centro Diurno “I Coriandoli” del Centro Diocesano Aiuto in attesa di essere inserito in un nido comunale..
La speranza si è trasformata in realtà.

Completamente sola e in attesa di un bambino

Umi, una giovane donna senegalese, viene in Italia per ricongiungersi al marito, che da qualche tempo vive a Verona.
In Italia, Uni resta incinta. Invece di essere un momento felice, questo avvenimento si trasforma in un problema. Dopo la nascita del bambino, Umi si separa dal marito. E qui inizia un periodo di solitudine e disperazione. Umi non ha parenti né amici. Non ha una casa né, con un neonato, può trovare un lavoro.
Sono momenti durissimi che mettono a dura prova la stabilità emotiva di Umi.
Tramite i Servizi Sociali del Comune di Verona, Umi viene accompagnata Centro Diocesano Aiuto Vita che la ospitano in una casa di prima accoglienza e successivamente in un appartamento di seconda accoglienza.
Umi nel suo Paese è laureata ma la laurea non è riconosciuta in Italia. Grazie alla situazione di sostegno e accoglienza del Centro, inizia a studiare e si diploma operatore socio sanitario.
Ora la vita comincia a tingersi dei colori della speranza: Umi trova un lavoro che le piace e il suo bimbo viene accudito durante il giorno al Centro Diurno del Centro Diocesano Aiuto Vita.
Il suo grazie è per le persone che l’hanno sostenuta, aiutata sia da un punto di vista materiale che psicologico, ma soprattutto per quanti hanno creduto e valorizzato le sue capacità ed incoraggiata durante tutto il suo difficile percorso.

4 bambini da amare

Sonia arriva a Verona dall’Est  per cercare un lavoro: deve spedire a casa i soldi per sfamare gli altri 3 bambini. Il marito se n’è andato e la sua famiglia a fatica accudisce i bambini.
Sola, priva di possibilità economiche e senza conoscere la nostra lingua, si accorge di aspettare un bambino. E questa scoperta la butta nella disperazione più profonda. La ragione del suo arrivo in Italia – trovare un lavoro – sta per essere minacciata dalla vita che ha in grembo.
L’aborto sembra a Sonia l’unica soluzione.
Ma proprio in questo momento più lacerante e buio, Sonia intravede un po’ di luce, una speranza.
Una signora italiana si prende a cuore la sua situazione e viene accompagnata  al Centro Diocesano Aiuto Vita che la ospita in una casa di prima accoglienza.
Sonia viene sostenuta ed aiutata nella casa di accoglienza fino ai sei mesi successivi alla nascita della sua bambina.
A questo punto, per legge, Sonia e la sua bambina non possono più restare nella casa di accoglienza e  in Italia. La situazione ritorna disperata finché una famiglia veronese con 3 figli adolescenti accoglie Sonia e la sua bambina in casa loro.
Un gesto di grande solidarietà e di amore. Soprattutto un sostegno affettivo e materiale per far ritornare Sonia e la sua bambina a casa in modo dignitoso e non con la sconfitta di un progetto fallito.
Grazie alla generosità di molte persone, al sostegno del Centro Diocesano Aiuto Vita, e alla collaborazione di enti pubblici locali e internazionali, viene avviata un’adozione a distanza mirata ai bambini di Sonia per permetterle un aiuto economico per i successivi tre anni.
Ora Sonia sta bene. La vita nel suo Paese è dura ma il sorriso e l’amore dei suoi figli sono un forte stimolo ad andare avanti. Ed è anche un motivo di consolazione per le persone in Italia – soprattutto per la famiglia veronese - che l’hanno sostenuta ed aiutata.

Un regalo speciale

Laura e suo marito hanno deciso di festeggiare i loro 30 anni di matrimonio in un modo particolare: sostenere una mamma in difficoltà ad avere il bambino. E così Lucia ha chiesto a parenti e amici di devolvere l’ammontare del regalo al CDAV per sostenere una futura mamma. D. Lucia, come vi è venuto in mente di destinare il valore dei vostri regali al CDAV?
R. Abbiamo sentito parlare del Progetto Gemma nella nostra Parrocchia (S. Maria Ausiliatrice) e abbiamo pensato di aderire in occasione del nostro anniversario di matrimonio. Mio marito ed io siamo da tempo impegnati nel volontariato, ma l’idea di aiutare una futura mamma in stato di bisogno in concomitanza con l’anniversario di matrimonio ci è sembrato un bel modo per festeggiare una data di grande significato.
D. Come è stata, allora, la vostra festa?
R. Abbiamo fatto una grande festa in Parrocchia alla quale hanno partecipato parenti e tanti amici che hanno condiviso con noi la felicità di aver aiutato una mamma in un momento così importante.
D. I vostri familiari e amici hanno apprezzato la vostra decisione?
R. Sì. C’è stata una vera condivisione della nostra scelta. E’ stata una festa per tutti quando abbiamo saputo della nascita del bambino della mamma che abbiamo aiutato. Inoltre, i miei genitori per festeggiare il loro 50° anniversario hanno optato per nostra scelta: devolvere l’ammontare del valore dei regali al CDAV.
D. Come vi siete sentiti dopo questa esperienza?
R. E’ stata una grande gioia aver dato la possibilità ad una persona di essere sostenuta un momento così felice: la nascita di un bambino. Ci auguriamo il nostro gesto sia preso ad esempio da altre persone.

2011. Centro Diocesano Aiuto Vita Verona - Via Betteloni 61, 37131 Verona Tel: 045/8002683
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